The Ocean Cleanup prende il largo per combattere i rifiuti plastici in mare

 

Raccogliere fino a cinque tonnellate di plastica al mese. Questo l’obiettivo di The Ocean Cleanup, l’ambizioso progetto che vede coinvolto un team di scienziati e ingegneri nella pulizia dell’Oceano Pacifico dalle materie plastiche e che prenderà di mira una distesa d’acqua due volte più grande della Francia, nota come il Great Pacific Garbage Patch. La squadra si servirà di una massiccia barriera galleggiante lunga 600 metri, che sarà lanciata al largo della costa di San Francisco e che, seguendo le correnti, andrà a ripulire le acque dai detriti di plastica. L’idea di un braccio galleggiante mangia plastica, noto come System 001, è venuta all’inventore olandese Boyan Slat, che nel 2013 a soli 18 anni ha fondato The Ocean Cleanup. Il giovane inventore, insieme a una squadra di 70 persone, ha passato gli ultimi cinque anni a testare 273 modelli e sei diversi prototipi  in Olanda prima di arrivare all’attuale design denominato “Wilson”, come la famosa palla del film Castaway.

 

La struttura è composta da 60 unità adiacenti che formano un gigantesco tubo a forma di C collegato ad una sacca posta a tre metri di profondità che raccoglierà scarti di plastica a partire da 1 cm di diametro, un meccanismo simile a quello delle reti da pesca. Il sistema sarà dotato di tecnologia di trasmissione della posizione per impedire alle navi di imbattersi in esso. Due le settimane di test operativi in mare aperto (a circa 250 miglia nautiche, 463 chilometri) prima di entrare nel vivo della missione. Secondo le stime, il team si aspetta di rimuovere i detriti accumulati ogni sei settimane, utilizzando una nave di supporto che poi trasferirà i rifiuti di plastica nei Paesi Bassi per essere riciclati.

 

Stando a quanto rilevato da un recente studio, sarebbero 1.800 miliardi i pezzi di plastica attualmente a galla nel Great Pacific Garbage Patch, in un tratto di oceano che corre tra la California e le Hawaii per 1,6 milioni di kmq; i ricercatori sostengono che grazie a The Ocean Cleanup si potrebbe rimuovere il 50% delle materie plastiche nell’area entro cinque anni e, utilizzando una flotta di sistemi integrati, il 90% a livello globale entro il 2040. Scetticismo da parte degli ambientalisti, che temono che il sistema possa rappresentare una minaccia per la vita marina: anche se la barriera è stata progettata per non intrappolare pesci e mammiferi marini, c’è la paura che questo possa comunque accadere. Dall’altra parte c’è chi ritiene che fornire una potenziale soluzione tecnologica al problema della plastica possa farci sentire a posto con la coscienza, quando in realtà l’attenzione dovrebbe concentrarsi su una politica e una legislazione forti in materia di riduzione della plastica usa e getta.